Bazil non ha mai avuto grande confidenza con le armi e, probabilmente, neanche la dea bendata gli ha dato mai una mano. Infatti non è certo semplice e abituale vedere una mina che esplode in pieno deserto del Marocco e, dopo qualche anno, essere colpito da una pallottola vagante che finisce dritta nel suo cervello. Sono stati proprio questi due eventi a segnare la vita di Bazil: difatti il primo incidente, in pieno deserto, lo ha reso orfano, dato che la mina ha ucciso i suoi genitori, mentre il secondo fatto, ovvero la pallottola rischia di farlo morire di colpo in qualsiasi momento.
Una volta che Bazil esce finalmente, dopo alcuni mesi, dall’ospedale, si ritrova a girare per strada.
Un giorno, per pura combinazione, Bazil, che in realtà è un dolce sognatore, viene raccolto e preso con sé da una banda di straccivendoli, che lo aiutano a vivere.
Ad un certo punto, il gruppo passa di fronte ad un grandissimo edifico, sede di una delle più importanti società di armi di tutto il Marocco.
Bazil, proprio mentre passa davanti all’edificio, riesce a riconoscere il simbolo dei due fabbricanti d’armi che sono il motivo delle tragedi avvenute, sia al padre che a sé stesso.
Così Bazil, grazie all’aiuto dei suoi compagni di strada, decide di vendicarsi una volta per tutte.
